2025 | 2027 – Progetto artistico triennale
“Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’,
una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta sé stesso,
i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto,
in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorta di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione,
allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare
tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.“
Albert Einstein
NOTA INTRODUTTIVA DELLA DIREZIONE ARTISTICA
Ripensando agli ultimi dieci anni, ai tre progetti artistici che hanno caratterizzato il percorso de Il Mutamento, progetti che abbiamo realizzato e condiviso con i nostri associati, con il nostro pubblico, con enti, istituzioni e con tutte le persone incontrate nel nostro nomadismo di compagnia di produzione, sorge spontanea l’affermazione: chi lo poteva immaginare!
Chi poteva immaginare che l’uscita dalla crisi economica globale sarebbe stata l’entrata nella pandemia, all’uscita dalla quale avremmo dovuto resistere ai venti di guerra che soffiano così vicino a noi, fino alla dichiarazione del Congresso degli Stati Uniti che “non siamo soli” e forse gli extraterrestri ci sono davvero, anche se non li vediamo! Davvero. Chi avrebbe potuto immaginarlo.
Ci siamo domandati come confrontarci con tutto questo, come integrare nelle nostre vite “il buono” e come rifiutare “il cattivo” e il superfluo, per scoprire che quasi sempre la differenza non è così immediata ed evidente come vorremmo. E allora come mantenere viva la domanda e vigile il nostro impegno? La domanda, che poi è il motore per una pratica possibile; la benzina, che poi è la nostra creatività, che ci piace sognare inesauribile.
Oggi, in continuità con quanto abbiamo realizzato fin qui, ci appare necessario e urgente aderire a una “visione integrale della realtà”, perché nello scenario attuale l’evidenza di un sottile collegamento delle parti, di tutte le parti – dalla rozza ma concreta materia, fino alle più piccole particelle, e fino alle più misteriose energie e vibrazioni, che sebbene non rilevabili dalle nostre attuali capacità di misurazione, animano e influenzano anche le strutture più solide – anima il bisogno di fare la nostra parte, per quanto piccola. Una parte che, anche se apparentemente irrilevante, coincide con le nostre piccole ma grandi vite, con quelle dei giovani, dei nostri figli e nipoti, e coincide anche con le nostre origini e le nostre tradizioni, con i nostri miti, e dunque con i prossimi obiettivi e desideri.
La scoperta di sottili legami tra gli organismi, tra questi e gli ambienti, porta a nuove importanti conoscenze della natura della vita. Il mondo vivente non è il rigido dominio del classico darwinismo, dove ognuno lotta contro tutti e dove ogni specie, ogni organismo e ogni gene competono per acquisire un vantaggio sugli altri. Gli organismi non sono entità egoistiche chiuse nel proprio guscio, le specie viventi si evolvono in quelle che il biologo inglese Brian Goodwin chiamava una “sacra danza” tra gli organismi e il loro ambiente. Sottili influenze di questa danza si estendono infine nella biosfera, attraverso tutte le specie e le forme ecologiche che la popolano.
La visione emergente delle scienze è veramente degna di nota. Lo spazio e il tempo sono uniti come lo sfondo dinamico dell’universo visibile; la materia svanisce come una caratteristica fondamentale della realtà, ritraendosi di fronte all’energia, e i campi continui via via sostituiscono le particelle separate come elementi basilari di un universo impregnato di energia. L’universo è un tutto senza giunture che si evolve da “coni” di tempo cosmico e produce le condizioni in cui può emergere la vita e poi la mente. La vita è un’intima rete di relazioni e si sviluppa secondo una propria direzione, collegando e integrando una miriade di elementi diversi.
La visione olistica evocata dalle parole di Ervin Laszlo, uno dei massimi esponenti viventi della filosofia dei sistemi, ci appaiono di speciale attualità; parole in grado di generare una sintesi che, dai grandi problemi matematici della teoria dei quanti, discendono fino a trovare coerenti applicazioni nella bio-etica, nell’impegno per un futuro sostenibile, nel contrasto al cambiamento climatico, in nuovi modelli economici e politici, per una pacifica convivenza in questo nostro pianeta maltrattato.
Con Ervin Laszlo incontriamo un multiforme coro di voci che ne condividono la visione, orientando le proprie attività nella stessa direzione, tra questi: fisici, biologi, psicologi e psichiatri, matematici, filosofi, ricercatori spirituali, esperti della comunicazione, antropologi, pedagoghi, che convergono su un pensiero che evidenzia un’opportunità unica, che il genere umano non può mancare di cogliere.
Nel catalogo di possibili coniugazioni e applicazioni che queste idee indicano, alle quali il nostro progetto fa riferimento, attraverso le iniziative che andremo a realizzare, intendiamo perseguire una serie di obiettivi che coincidono con alcuni di quelli indicati dall’Agenda 2030, e in particolare: 3 – Assicurare la salute e il benessere per tutti e tutte le età; 4 – Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti; 5 – Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze; 8 – Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva, un lavoro dignitoso per tutti; 11 – Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili; 16 – Promuovere società pacifiche e più inclusive; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli .
GIORDANO V. AMATO
“La nuova cosmologia scopre un mondo in cui l’universo non finisce
in rovina, e la nuova fisica, la nuova biologia e la nuova mappa della
coscienza riconoscono che siamo parte di una realtà integralmente interconnessa in modo istantaneo e permanente.
Abbracciando la comprensione profonda contenuta in queste scienze,
noi (assieme agli altri residenti di questo pianeta)
non abbiamo più bisogno di sentirci stranieri nell’universo.
Possiamo tornare a casa in un cosmo rispiritualizzato.”
Ervin Laszlo
PREMESSA
Nel 2028, cioè dopo il termine del prossimo triennio, Il Mutamento celebrerà 30 anni di attività. Una ricorrenza che ci porta a interrogarci nuovamente sulle origini, sugli intenti, sul nostro ruolo di ieri, di oggi e di domani. Che mondo vogliamo immaginare? In che modo Il Mutamento può concorrere a realizzare il mondo che immaginiamo e desideriamo? A quale realtà crediamo?
Il pensiero di Ervin Laszlo ci è parso il più adatto a restituire il nostro sentire, la nostra visione sul mondo e sull’essere umano, che lo abita e ne è parte.
Siamo interessati a un piano orizzontale, nel quale, come un sasso gettato in un lago, le influenze si diffondano, coinvolgendo altro e altri, come in una catena virtuosa. E il sasso? Raggiunte le profondità, dovrà riemergere fino al livello del suolo, o forse ancora più in alto, fino a raggiungere la vetta, o addirittura il cielo? Perché l’asse verticale è altrettanto importante per Il Mutamento, dato che senza la scoperta di sé stessi non c’è benessere né con sé, né con gli altri.
Calati nel mondo (naturale, sociale, culturale), come individui e come gruppo di individui, non possiamo che porci a riflettere su due concetti – fortemente interconnessi – che influenzano / agiscono su entrambi i piani, orizzontale e verticale: Coscienza e Responsabilità, concetti fortemente legati a un altro, quello del Libero Arbitrio.
Laszlo afferma: “Oggi cominciamo finalmente a capire che la sfida per fronteggiare la crisi e le emergenze del nostro tempo non può prescindere dal promuovere l’evoluzione della coscienza, che distinguerà sempre noi esseri umani dai robot e gli androidi di ultima generazione“. Ecco un interessante spunto di riflessione sul nostro possibile ruolo ad ampio raggio, che spazi dalla sensibilizzazione su specifiche tematiche ad azioni meno didascaliche volte al benessere del singolo, che possano portare a effetti sulla collettività e – per estensione – sull’intero ecosistema. Un lavoro che può e deve focalizzarsi specialmente sulle nuove generazioni, dai bambini ai giovani adulti, per favorire lo sviluppo di una nuova etica capace di affrontare la vita secondo paradigmi diversi rispetto a quelli delle generazioni precedenti poiché, come ha affermato Einstein, non è possibile risolvere un problema adottando lo stesso modo di pensare che l’ha originato.
Siamo convinti che buona parte dei problemi del nostro ecosistema (naturale e sociale) siano frutto dell’individualismo che caratterizza il nostro modo di pensare, un modo di pensare ego-centrato (in riferimento al singolo o a singole comunità più o meno ristrette). Il nostro ruolo potrebbe forse essere quello di stimolare nelle coscienze l’attivazione di una visione più periferica e meno “centrata”.
Siamo parte del mondo. Il mondo è in noi e noi siamo nel mondo. Siamo parte della natura e siamo connessi a tutti gli esseri che la abitano, siamo dunque allo stesso tempo elementi e agenti rispetto alla vita del pianeta. Allo stesso modo siamo parte della società e la società è parte di noi, ci affermiamo in base alle relazioni che intrecciamo con gli altri e plasmiamo la società attraverso il nostro approccio relazionale agli altri esseri umani. Ma c’è di più: dal momento che noi siamo parte del tutto, danneggiando l’altro (o più in generale, ciò che percepiamo come altro da noi) danneggiamo noi stessi.
L’evoluzione diffusa delle coscienze, se basata su una forte introiezione di questi concetti, può portare alla definizione e all’assimilazione di norme di vita basate su un’etica condivisa. Nel manifesto scritto in collaborazione con il Dalai Lama, Laszlo afferma che ciò è fondamentale per la sopravvivenza umana su questo pianeta.
Ecco dunque che è proprio Laszlo a indicarci la strada per il prossimo triennio: in un periodo storico che vive trasformazioni continue e rapidissime, è necessario stimolare nella nostra e nelle future generazioni una nuova attitudine nel modo di pensare e di percepire, gettando le basi per un approccio alla vita e al nostro agire efficiente e responsabile.
Tutto ciò potrebbe, a una prima lettura, sembrare fortemente legato alle conseguenze del nostro vivere sull’ambiente e sul cambiamento climatico; questa lettura è certamente corretta ma allo stesso tempo riduttiva. Il cambiamento riguarda in realtà la più ampia sfera del riconoscersi all’interno di una relazione rispettosa, sì con il mondo, ma prima ancora con gli altri esseri umani e, alla base, con noi stessi. Dobbiamo riscoprire la nostra umanità, il rispetto per l’essere umano, per poter vivere in una società sostenibile e duratura. Non è un caso se Laszlo è stato candidato ben due volte (nel 2004 e nel 2005) al Nobel per la Pace ed è stato insignito del Goi Peace Award (2001, “For promoting planetary consciousness for a new and sustainable civilization based on his extraordinary insights and vision.”) e del Mandir of Peace Prize (2005).
“Nel fiume medesimo
stiamo e non stiamo
siamo e non siamo”
Eraclito