L’età divina degli scherzi
Dal repertorio tradizionale di teatro danza classico indiano
Con Ruben Manenti, Simone Noris, Alessandro Rigoletti
coproduzione TTB e Il Mutamento
L’età divina degli scherzi Dal repertorio tradizionale di teatro danza classico indiano Con Ruben Manenti, Simone Noris, Alessandro Rigoletti Lo spettacolo racconta del viaggio di Bhima, uno dei cinque fratelli Pandava, protagonisti del Mahabharata, tra i più importanti poemi epici dell’India, alla ricerca del saugandhika, un fiore raro e leggiadro che la moglie Draupadi gli ha chiesto di cogliere per lei. Bhima si inoltra nel cuore della foresta, dove inizialmente assiste ad una lotta feroce: un grande e pacifico elefante viene prima assalito da un serpente e poi finito da un leone. Proseguendo il cammino si imbatte in Hanuman, il grande dio scimmia, figlio di Vayu, il vento, infastidito dal fragore provocato dall’irruenza e dalla forza di Bhima. Prima di offrirgli il proprio aiuto nella ricerca del saugandhika, Hanuman decide di mettere alla prova l’eroe e di domare la sua veemenza e impulsività. Nasconde sotto la sua pesante coda la leggendaria mazza di Bhima e, dopo averlo preso in giro per la perdita dell’arma, gli rivela la via per giungere al giardino di Kubera, dove Bhima può raccogliere i fiori e fare ritorno da Draupadi. Kathakali significa letteralmente “racconto di storie”. Si tratta del teatro indiano per eccellenza. Originario del Kerala, la verdeggiante regione dell’India sud-occidentale, il Kathakali, nella sua forma attuale, viene fatto risalire alla seconda metà del XVII secolo quando il Raja di Kottarakkara compose gran parte del repertorio rifacendosi all’epopea classica induista del Ramayana e del Mahabharata. Il momento del suo massimo splendore si colloca intorno alla metà del XIX secolo. Dalla seconda metà dell’Ottocento e per i primi decenni del Novecento, il Kathakali andò soggetto al generale decadimento che colpì tutta la cultura indiana sotto il dominio britannico. Solo dopo l’indipendenza dell’India, grazie alla spinta di alcuni appassionati poeti e all’intelligente azione del governo indiano, il Kathakali è tornato all’antico splendore con una vitalità e una popolarità sempre crescenti. La celebrità del Kathakali, vero e proprio mito per la pratica scenica occidentale, consiste essenzialmente nel rigore della tecnica e nella leggendaria preparazione dei suoi attori che, attraverso le mudras, i gesti codificati con le mani, l’uso del corpo e l’espressione facciale, traducono la storia, interpretando ogni parola dei cantanti. Non una sillaba è invece detta dall’attore, sebbene demoni e personaggi animaleschi possano emettere dei suoni gutturali che enfatizzano le loro caratteristiche sub-umane.
